Aprire un centro di assistenza domiciliare da soli (?)

Oggi affronterò un tema che va di pari passo con una problematica che abbiamo già trattato – quando ti ho parlato del franchising – analizzando però l’altro lato della medaglia.

Aprire un centro di assistenza domiciliare da soli, è possibile?

Ma soprattutto: conviene? Quali sono i rischi?

Chi fa da sé fa per tre. Almeno, così dicono

Sul mio blog e sulla mia pagina facebook, ho spesso parlato di un tema su cui tanti aspiranti consulenti per la terza età mi chiedono delucidazioni: il franchising.

Sono tanti, gli imprenditori “di primo pelo” che – non sentendosi, giustamente, le spalle coperte – valutano la possibilità di affiliarsi a un marchio per aprire un centro di assistenza domiciliare.

Cosa che, come ho spiegato in questo articolo comporta dei pro ma anche tanti contro.

Affiliarsi a un marchio è una scelta comprensibile che però può trasformarsi in un bastone fra le ruote per il tuo sviluppo.

Un po’come un genitore troppo invadente che non lascia al figlio la giusta dose di libertà necessaria per permettergli di diventare adulto.

Accanto a questo, che è uno degli errori più diffusi, c’è però un altro tipo di errore diametralmente opposto.

Mi riferisco a chi decide “di fare da sé” basandosi esclusivamente sulle proprie forze.

Spesso si tratta di imprenditori che operano questa scelta proprio perché consapevoli dei rischi di affiliarsi a un marchio.

Eppure anche questa soluzione presenta dei rischi di non poco conto. Vediamo quali.

I rischi in cui incappa chi decide di fare tutto da solo

Aprire un centro di assistenza domiciliare non è uno scherzo.

Chi decide di affiliarsi a un franchising, spesso commette un errore che parte però da una giusta valutazione: la coscienza di chi sa di muovere i primi passi su un terreno che non conosce e che sicuramente non è privo di insidie.

Chi opera la scelta opposta e decide di fare tutto da solo, anche in questo caso commette un errore che parte da una giusta valutazione… all’opposto, però.

In questo caso, l’aspirante imprenditore è cosciente dei rischi dell’affiliazione a un marchio, ma allo stesso tempo sopravvaluta le proprie capacità di autonomia.

Mi spiego.

Sono tanti, i rischi in cui può incorrere un imprenditore che decide di aprire un centro di assistenza domiciliare. A partire dalla forma giuridica, per esempio: ne ho parlato approfonditamente in questo articolo.

L’errore può anche essere a monte rispetto a questa scelta.

Chi decide di fare tutto da solo, infatti, inizia subito col consultare un commercialista: scelta ovvia ma fallimentare vista la novità del nostro settore, che prende in contropiede la maggior parte dei commercialisti (tant’è che molti di loro mi chiedono una consulenza proprio su questi temi).

Questo, per quanto riguarda errori di impostazione generale che possono compromettere il tuo centro a partire dalle radici.

Ci sono poi altri errori che riguardano il “dopo”.

Aprire un centro di assistenza domiciliare, infatti, è soltanto il primo passo!

Dopodiché devi essere capace di impostare un piano di marketing e di comunicazione in grado di traghettare clienti sulla tua barca.

Così come devi essere capace di trovare, formare e gestire il personale (che è il tuo miglior biglietto da visita).

La morale della favola

La morale della favola è che… “in medio stat virtus”: la virtù, sta nel mezzo.

Aprire un centro di assistenza domiciliare da soli è possibile (ed è la scelta migliore) solo se lo fai con le giuste conoscenze in grado di non farti incappare negli errori più comuni.

Affidarsi a un consulente esperto nel settore per chiarirsi le idee, è la scelta migliore per poter essere autonomi ma corazzati.

Così come è utile, una volta chiaritesi le idee sui primi passi, seguire un corso di formazione che ti trasformi da aspirante imprenditore in un vero e proprio consulente per la terza età, con tanto di certificazione.

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