Aprire una cooperativa sociale per fare business nell’assistenza domiciliare: conviene?

Continuo con una rassegna delle domande che mi vengono rivolte più spesso in sede di consulenza.

Aprire una cooperativa sociale è davvero il modo migliore (o addirittura l’unico) per fare business nell’home care?

Un errore molto diffuso (anche tra chi “ne sa”)

Se mi segui da un po’ (e se hai letto il mio libro “Un business che non invecchia”) sai già che questa è una tematica che affronto spesso.

Il perché sta nella frequenza con cui mi viene rivolta la domanda… e anche nel fatto che spesso – troppo spesso! – mi capita di avere a che fare con persone che si trovano a gestire problemi importanti solo perché hanno imboccato la strada sbagliata in questo senso.

Qual è la forma giuridica migliore per aprire un centro di assistenza domiciliare?

La risposta più diffusa e più apparentemente semplice è proprio “aprire una cooperativa sociale”.

La realtà, però, è molto diversa.

Partiamo dai presupposti: che cos’è, giuridicamente parlando, una cooperativa sociale?

Una ONLUS, cioè un’organizzazione non lucrativa.

Senza scopo di lucro, quindi… il che, ovviamente, fa a pugni con il concetto stesso di un imprenditore – come te – che si accosta al settore con l’idea di fare business nell’home care.

Come puoi vedere, quindi, è già il punto di partenza a essere sbagliato.

Al di là di questo, ci sono poi tutta una serie di motivi puntuali che rendono tutt’altro che vantaggiosa la formula della cooperativa sociale: dal punto di vista dei costi (basti pensare al tasto dolente della quota associativa e dei costi di gestione) alle norme che ne regolano il funzionamento ed eventualmente lo scioglimento.

Non è questa la sede per approfondire un tema così spinoso, che merita necessariamente un discorso in separata sede.

Con questo articolo, preferisco limitarmi a metterti sulla difensiva su quello che è uno dei principali (e più pericolosi) errori di chi si prepara ad aprire un centro di assistenza domiciliare.

Il perché dell’errore

Ma perché sono in tanti, a sbagliare su questo punto?

Perché tanti consulenti per la terza età pensano che aprire una cooperativa sociale sia l’unico modo (o comunque il migliore) per fare business nell’assistenza domiciliare?

La risposta sta in buona parte nella prima figura a cui molti imprenditori alle prime armi, decidono di rivolgersi: il commercialista.

Proprio così, il primo a prendere un granchio e a consigliare la forma della cooperativa, è proprio il commercialista ed è per questo motivo che consiglio sempre, a chi inizia ad avvicinarsi al settore, di parlarne prima con me.

Questo non solo perché mi trovo spesso a supportare consulenti per la terza età che si trovano nei guai per aver scelto la formula giuridica sbagliata, ma anche perché molti commercialisti finiscono spesso e volentieri per rivolgersi a me.

Questo, non perché i commercialisti siano incompetenti (spesso si tratta di persone di provata professionalità) ma per altri motivi.

L’assistenza domiciliare, infatti, è un settore nuovo in termini di business e il fatto che l’home care sia emerso da poco alla ribalta, riserva sì tante opportunità ma anche non poche insidie.

Il rischio di trovarsi una farraginosa cooperativa sociale sulle spalle, è uno dei tanti passi falsi che è facile compiere.

Molto meglio, quindi, affidarsi a un professionista e tutelare se stessi, il proprio portafoglio e i propri sogni.

Hai bisogno di ulteriori approfondimenti? Contattami!