Badanti italiane o no? Quanto conta (realmente) la nazionalità della badante

Come scegliere la badante?

Questa è una domanda che si fanno in molti e che, a ruota, tende a generare tutta una serie di altre domande che affronteremo di volta in volta.

Una di queste, per esempio, va a toccare il tema della nazionalità delle operatrici.

È meglio scegliere badanti italiane o no?

Il nocciolo della questione

La domanda che si pongono molti consulenti per la terza età, è più che legittima e nasce da diversi ordini di motivi.

Da una parte c’è la consapevolezza del fatto che le operatrici rappresentano il miglior biglietto da visita del centro di assistenza domiciliare e che il problema della scelta riveste un ruolo centrale.

Un tema, peraltro, su cui io stesso tendo a battere molto il chiodo durante le mie consulenze.

Il secondo motivo, nasce invece dalle domande dei clienti stessi.

Sono molte, infatti, le famiglie che partono dall’idea che le badanti italiane siano la soluzione migliore per i loro cari, per ragioni che riguardano la possibilità di comunicare in modo sciolto, l’affinità culturale, l’appartenenza allo stesso contesto, ricordi comuni ecc.

In uno dei miei ultimi articoli, ti ho esortato – nella delicata fase del primo contatto – a prestare al tuo interlocutore un ascolto attivo ed ecco, questo è proprio uno di quei casi in cui è fondamentale non sbagliare su questo punto.

Cosa significa prestare ascolto attivo in questo frangente?

Il punto è accogliere la domanda del cliente con la capacità di andare oltre la domanda stessa, portando in luce quelle che sono le esigenze effettive (di cui spesso, il nostro interlocutore non è consapevole).

Vediamo come.

Badanti italiane o badanti empatiche?

Nella stragrande maggioranza dei casi, i clienti che chiedono badanti italiane non hanno nessuna preclusione preconcetta rispetto alla nazionalità di provenienza dell’operatrice.

Dietro alla loro domanda, cioè, c’è un’altra domanda di cui però non sono consapevoli.

Quello che desiderano realmente, è infatti avere la garanzia che i loro cari possano essere affiancati da una persona capace di entrare in relazione con loro: di stabilire, cioè, un rapporto empatico.

Quello che dovrai garantire al tuo cliente, quindi, non saranno delle badanti italiane, ma delle badanti dotate di tutte le soft skills necessarie a stabilire con il paziente un rapporto profondo fatto di empatia, connessione e capacità di ascolto.

Questo è doppiamente (anzi, triplamente!) importante per il nostro settore dove molto spesso gli assistiti hanno problematiche – vedi Alzheimer o altre patologie – che rendono prioritaria l’importanza di un’efficace comunicazione non verbale.

Davanti a un paziente che soffre di demenza senile o di Alzheimer, per esempio, conterà poco che la badante sia italiana o meno: sarà invece importantissimo che l’operatrice abbia la capacità di interpretare e rispondere alle esigenze del paziente stabilendo con lui un buon livello di connessione emotiva.

Come vedi, il tema è ampio e molto più complesso di quanto sembri di primo acchito: merita quindi ben più di un articolo.

Contattami pure se preferisci approfondire l’argomento con una consulenza mirata.

Richiedi qui la tua consulenza strategica