Come scegliere la badante? L’importanza delle soft skills

Scegliere la badante (o meglio: scegliere con cura le proprie collaboratrici) è uno dei fattori fondamentali per un consulente della terza età.

Come ti ho detto più volte, infatti, il tuo miglior biglietto da visita con le famiglie, sono proprio le tue collaboratrici.

Ecco perché devi puntare al fatto che il loro lavoro si distingua in base a criteri di eccellenza.

I miei consigli per selezionare le migliori collaboratrici

Scegliere la badante, non è cosa da poco. Il primo passo, credo che sia iniziare con una rivoluzione terminologica: non pensare di scegliere una badante, ma di selezionare una collaboratrice.

Le parole sono le madri delle azioni per cui, spesso e volentieri, cambiare il vocabolario su cui ci basiamo, può davvero fare da chiave di volta.

In questo caso, poi, credo che la cosa sia doverosa perché la cosiddetta badante è davvero, in realtà, la tua più preziosa collaboratrice.

Trattarla come tale, imparare a comunicare e a rapportarti con lei in modo sinergico, è il modo migliore per aiutarla a sviluppare un approccio più “partecipativo” verso il suo lavoro.

Cioè a non erogarlo come se fosse una pura e semplice esecutrice di ordini.

Quello che ti consiglio, quindi, è di iniziare a operare su te stesso questo scatto mentale e di iniziare subito a trasmetterlo a chi ti si presenterà davanti.

Non dire alla tua candidata che hai bisogno di scegliere una badante, ma che vuoi selezionare una collaboratrice che condivida con te la visione e la messa a terra di un progetto.

E di una specifica filosofia di lavoro. Perché ciò che ti distinguerà dai tuoi competitors, è proprio questo.

Soft skills e hard skills

Quando si seleziona un collaboratore – in qualsiasi campo – uno dei criteri fondamentali su cui ci si basa, è proprio la distinzione di hard skills e soft skills.

Di che si tratta? Di competenze, distinte secondo chiavi di lettura diverse.

Le hard skills, sono le competenze più facili da valutare proprio perché sono le più concrete: ci dicono, per esempio, qual è la formazione della persona che abbiamo davanti, cosa ha studiato, quali sono state le tappe fondamentali del suo curriculum, quali certificazioni ha ottenuto, cosa sa fare.

Per molti, le hard skills sono gli unici fattori da tenere in conto quando si selezionano i candidati, ma è davvero così? No.

Esistono infatti anche le soft skills, che non ci dicono cosa ha fatto (e studiato) il candidato, ma com’è e come lavora.

Le soft skills (definite anche competenze trasversali) ci dicono per esempio se la persona che abbiamo davanti è capace di lavorare all’interno di un team, se – allo stesso tempo – ha buone capacità di autonomia organizzativa, se è empatica, se ha buone capacità comunicative (no, come ti ho spiegato in questo articolo il punto non è che la tua collaboratrice sia italiana o meno), se è in grado di lavorare per obiettivi ecc…

Ecco, a differenza di quanto tu possa pensare, in realtà sono queste, le competenze fondamentali.

Le hard skills possono essere insegnate e imparate strada facendo (è a questo, che serve la formazione), le soft skills no.

Quelle, o le hai o non le hai.

Ecco perché ti consiglio di tenerne conto quando selezionerai le tue collaboratrici.

 

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