Donne, mamme e smart working: il futuro dell’assistenza domiciliare dopo il coronavirus

Sono sempre di più le donne – mamme e non – che decidono di investire nell’home care e di intraprendere il percorso che le porterà ad aprire il proprio centro di assistenza domiciliare.

Una linea di tendenza che, dopo il coronavirus, sembra ulteriormente destinata a crescere.

Perché sono sempre di più le mamme imprenditrici?

Ne parlavo circa un anno fa in un altro articolo del mio blog : contrariamente a quanto si potrebbe pensare, quella del consulente per la terza età non è affatto una professione prevalentemente “al maschile”… anzi!

Sono tantissime – il 60%, secondo i dati che ho raccolto in un campione di centri – le donne che hanno deciso di investire nell’home care aprendo un centro di assistenza domiciliare.

Perché? Per molti motivi.

Lella (a cui ho dedicato un articolo la scorsa settimana) mi ha fatto notare come senz’altro conti un certo retaggio culturale per cui anche oggi sono spesso le donne, a occuparsi di mamme e genitori anziani.

Come nel caso di Lella, infatti, molte di loro fanno tesoro dell’esperienza e prendono spunto da tutte le mancanze che registrano per dare il proprio apporto, lanciandosi nel settore.

Oltre a questi motivi, ce ne sono poi altri che – soprattutto per le mamme – hanno a che vedere con la possibilità di svolgere questo lavoro in smart working.

Una tematica più che mai attuale.

Home care e smart working dopo il coronavirus

Con il coronavirus e il lockdown sono cambiate molte cose, dicono in tanti. Ed è vero.

Ma cosa è cambiato per le tante donne (e le tante mamme) che scelgono di avvicinarsi al nostro settore? Moltissimo.

Il fatto di avere i figli a casa, l’esperienza del lockdown e l’eventualità – ancora non scongiurata – di nuove ondate, ha trasformato lo smart working da semplice scelta a scelta obbligata.

Cosa che sicuramente spingerà moltissime mamme a investire nell’home care.

Quella del consulente per la terza età, infatti, è una professione che non deve necessariamente essere svolta in ufficio.

Come ho spiegato in diversi articoli, il consulente per la terza età deve obbligatoriamente “essere sul pezzo”, cosa che non equivale a rimanere in pianta stabile in ufficio. Anzi.

La presenza è qualcosa che – soprattutto oggi – può essere garantita in molti modi.

Nel nostro lavoro, prevede senza dubbio una visita alla famiglia del cliente perché il consulente per la terza età possa toccare con mano la situazione, scegliendo l’operatrice più adatta per ogni situazione.

A parte questo, però, grandissima parte del lavoro può essere svolto da remoto.

Soprattutto oggi, con le norme di distanziazione e di sicurezza in corso e con il potenziamento degli strumenti offerti dalla rete.

Insomma, le linee di tendenza in corso ci suggeriscono che l’assistenza domiciliare sarà una professione sempre più “rosa”e ricca di opportunità per le tante donne – mamme e non – che sceglieranno di seguire questa strada.

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