“Ecco perché ho deciso di diventare Consulente per la Terza Età.” La storia di Lella

Un po’di tempo fa ti ho raccontato la storia di Massimo e del suo centro di assistenza domiciliare.

Oggi ti racconterò un’altra storia: quella di Lella e del centro che ha appena aperto in provincia di Milano.

Perché scegliere di diventare consulente per la terza età?

Le motivazioni, di solito, sono sempre di due tipi: oggettive e soggettive.

Le motivazioni oggettive si rifanno alle possibilità offerte da un settore in crescita, che – oggi, a maggior ragione – andrà incontro, sicuramente, a un’ulteriore impennata.

Quanto alle motivazioni soggettive, ognuno ha le sue. Queste, sono quelle di Lella.

L’arte di reinventarsi, tuffandosi in un nuovo settore

Lella è una persona entusiasta e pacata: due caratteristiche che mi hanno colpito subito positivamente perché, per un lavoro come quello del consulente della terza età, sono una doppietta vincente.

L’entusiasmo serve, così come serve il fuoco o la fiamma interiore (che dir si voglia), ma servono anche la lucidità, la pazienza e la pacatezza necessarie per far sì che questo fuoco non si esaurisca in un’unica fiammata che brucia tutto e lascia solo un mucchietto di ceneri.

Ho lavorato per anni come segretaria per uno studio legale,” mi ha raccontato Lella “ma sono anche stata imprenditrice, in un settore molto diverso da questo: quello del packaging.”

Come sempre, ho chiesto a Lella quali motivazioni l’avevano portata ad avvicinarsi all’home care.

Per quanto riguarda le motivazioni oggettive, ancora una volta ho avuto la conferma del fatto che anche dall’esterno, il nostro settore viene percepito come un ambito in forte crescita.

Per quanto riguarda le motivazioni soggettive, Lella mi ha raccontato brevemente la sua storia:

L’idea è nata quando ho dovuto accudire mia madre: in quel frangente, che per una figlia che ama la propria mamma e vorrebbe garantirle il meglio, ho avuto enormi difficoltà a trovare aiuti. Non mi sono mai rivolta a un centro ma, come tante persone che non hanno mai avuto la fortuna di intercettare alternative valide, mi sono basata sul passaparola… con tutti i problemi e le difficoltà del caso.

Di fatto, non sai mai chi ti metti in casa e non hai nessuna tutela nel momento in cui la persona in questione non risponda alle aspettative. Questo mi ha fatto capire una cosa importante: che non ero sola ed esistevano tantissime persone nella mia stessa situazione. Attraverso la mia esperienza ho messo a fuoco il fatto che esiste una forte domanda in Italia. E che questa domanda richiede risposte valide e urgenti.

La prima consulenza con me, il corso e l’apertura del centro di Bareggio

Cercando su internet informazioni in merito, Lella ha trovato me e ha deciso di contattarmi per una prima consulenza.

Come tutti, infatti, aveva domande, perplessità e paure e sapeva che la cosa migliore è rivolgersi a qualcuno che abbia una solida esperienza nell’ambito.

Da quella prima consulenza, ormai è passato qualche mese e Lella ha preso la sua decisione a mente serena.

Ripercorrendo i passi del percorso fatto insieme, Lella ricorda:

Imprenditrice lo ero già stata, quindi i miei timori non erano tanto su questo aspetto. Il mio terrore era piuttosto quello di non trovare il personale: ai tempi in cui avevo cercato qualcuno per mia madre, infatti, avevo avuto troppe difficoltà. Poi devo dire che quando finalmente ho aperto il mio centro, la paura è svanita quando ho messo l’annuncio e ho visto che ricevevo risposte su risposte. Le persone c’erano: dovevo pensare, piuttosto, a selezionarle e formarle perché rispondessero ai miei standard di qualità.

Dall’esperienza con mia madre, ho imparato che molta gente si improvvisa: io, invece, voglio offrire un servizio mirato.

Il corso che ho seguito con Francesco, mi ha dato una marea di strumenti utili in questo senso.

L’ho seguito da remoto, durante il lockdown e devo dire che l’ho trovato davvero chiaro ed esaustivo.

Tra le tante cose, mi ha anche insegnato come muovermi burocraticamente, come vagliare i collaboratori e come rapportarmi con il cliente. Oggi, per esempio, ho fatto i miei primi colloqui, sia con una collaboratrice che con una cliente, e sono andata liscia come l’olio.

La cliente, è una signora che cerca una badante per la madre alletttata: ha già una persona a ore ma preferirebbe avere un supporto fisso. Le ho spiegato come vagliamo i collaboratori cercando la persona giusta per la situazione, monitorando in modo costante il suo lavoro e garantendo la possibilità di sostituzione.

Ho anche menzionato l’esperienza con mia madre, perché quando si lavora in un settore in cui l’apporto umano ed emotivo sono così importanti, è fondamentale relazionarsi con il cliente in modo empatico.

Grazie al corso, quindi, non ho avuto difficoltà di sorta: la formazione conta davvero tantissimo!”

Quella di Lella, è una storia che trova riscontro in tante altre storie simili.

A differenza di quanto si possa pensare, sono tantissime le donne (giovani e più anziane, mamme e non) che decidono di reinventarsi investendo nell’assistenza domiciliare.

A Lella e al suo centro – che ha appena aperto i battenti e si occuperà di Milano e della zona a nord ovest della città – non mi resta che augurare in bocca al lupo!

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