Lavoro in nero e centri di assistenza domiciliare

Questa settimana ho pensato di tornare su una tematica che mi sta molto a cuore perché, da chi mi chiede una consulenza, mi viene posta spesso.

Il tema del lavoro in nero e del suo rapporto con l’assistenza domiciliare, è qualcosa che ho già sfiorato in uno degli ultimi articoli ma in modo più specifico.

È arrivato il momento di allargare il tiro.

Quanto e come incide il lavoro in nero all’interno del nostro settore

 Come ti dicevo, ho già parlato del lavoro in nero in uno degli ultimi articoli che trattava il tema dell’assistenza domiciliare al Sud.

Quando parliamo di lavoro in nero, oggi, sicuramente la situazione del Sud Italia spicca, ma la verità è che il tema del lavoro in nero non riguarda solo il Sud.

Spesso e volentieri, molti aspiranti consulenti per la terza età, sono indecisi se lanciarsi o meno nel settore proprio per questi motivi.

Così come non si tratta di qualcosa di circoscritto al Sud Italia, il tema del lavoro in nero, peraltro, non è qualcosa che riguarda solo il settore dell’assistenza domiciliare ma anche tanti altri ambiti.

Prova a pensare a tutti gli imbianchini, gli idraulici ecc. che ci sono sul mercato. Probabilmente le ultime politiche fiscali hanno un po’limitato la portata del fenomeno, ma di certo non lo hanno cancellato con un punto di spugna.

Il lavoro in nero c’è e ci sarà sempre eppure ma (e questo è il punto fondamentale) non è qualcosa che debba preoccuparti.

Vediamo perché.

Ecco perché chi lavora in nero non sarà mai un tuo competitor

Uno dei principi base del marketing, è che il mercato funziona per nicchie.

E per target di clienti di riferimento.

Giusto per farti un esempio che va a pescare in un ambito diverso dal nostro: se hai un negozio di mobili artigianali fatti con legni pregiati, non andrai a indirizzare la tua offerta agli studenti universitari o alle giovani coppie che non hanno una casa di proprietà perché queste nicchie di mercato tenderanno a comprare mobili Ikea.

Ti rivolgerai, piuttosto, a persone caratterizzate da un determinato identikit.

Questo principio, funziona per tutti i settori. Mettere a fuoco il proprio cliente di riferimento, è qualcosa che dovrai fare anche tu.

Ti sarà facile capire, quindi, come un cliente che si affida preferenzialmente a badanti in nero per tagliare sui costi, sia diverso da clienti che preferiscono invece puntare sulla qualità garantita e sulla sicurezza.

Questione di target, ancora prima che di portafoglio (sul tema dei costi, infatti, ci sarebbe da aprire un’ampia parentesi perché spesso, chi si affida al nero, finisce per spendere di più!).

Ma c’è di più.

Conta che in molti (se non in tutti) gli ambiti, in qualsiasi area geografica del nostro paese, il lavoro in nero è stato per molto tempo la regola.

Cosa vuol dire, questo? Che la vita – e il mercato fa parte della vita – è fatta di trasformazioni e ogni condizione non è mai uno status quo inamovibile.

Là dove oggi, per esempio, l’assistenza domiciliare viene ancora erogata prevalentemente in nero, è normale che le cose andranno avanti così finché non verrà lanciata una nuova offerta, orientata a un target di riferimento specifico e con caratteristiche fortemente differenziate.

Perché il punto è proprio questo: nel momento in cui ti differenzi e non vai a giocare sullo stesso terreno degli altri (cioè quello del prezzo più basso), automaticamente l’orizzonte del mercato si apre a un campo vergine di opportunità.

Ma quali sono gli elementi che differenziano in modo netto l’offerta di chi eroga assistenza domiciliare in nero e quella di un consulente della terza età con tutte le carte in regola?

Lo approfondiremo prossimamente, in un altro articolo.

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